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13 April, 2021

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BEAUTY NEWS

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Prima di fake news, sorveglianza di massa, dittatura dei like e profilazione selvaggia, la retorica che circolava sulla rete era tutta sotto il segno di un ottimismo quasi insolente. Per i tecnoutopisti californiani, internet ci avrebbe portato per mano in un mondo nuovo, radicalmente libero. Ora si sa che non è andata proprio così. Ma esplorando le piattaforme delle community di cryptoarte si percepisce subito una vibrazione familiare. È l’eco dell’entusiasmo e delle speranze che un tempo si associavano a internet in quanto tale, e che qui si riferiscono, più prosaicamente, a un suo strumento: l’NFT. Il “Non-Fungible Token” è una tecnologia in grado di trasformare jpg, video o anche semplici tweet in entità digitali uniche, verificate, tracciabili. Tutto questo grazie all’utilizzo del blockchain, una sorta di registro digitale cronologico non modificabile all’interno del quale ogni transazione, una volta scritta, non si può cancellare né alterare.

L’NFT è insomma una sorta di “certificato di proprietà digitale” che, garantendo autenticità e registrando i passaggi di mano, rende le opere cui è associato perfetti oggetti da collezione – un po’ come una stampa fotografica autenticata dall’artista. Le opere di cui parliamo, essendo digitali, rimangono comunque fruibili in rete da chiunque, ma acquistarle significa diventare titolari di una copia originale, “vera”. È un mondo ai primi vagiti, con tutte le zone d’ombra che questo comporta, ma si può provare a farlo raccontare a chi già lo abita.

«Sono entrato nel mondo NFT da poco», spiega l’artista Andre Oshea, «ma la cosa cui più somiglia è un tweet che dice: “Forse i veri NFT sono le amicizie che abbiamo coniato lungo la strada”». Nel meme originale al posto di NFT c’è la parola “tesoro”, e fa capire come una nuova generazione di artisti consideri sia il potenziale dei Non-Fungible Token, sia la community che si è formata attorno. Continua Oshea: «È una battuta, ma la profonda connessione con altri artisti e collezionisti è vera. È come se nei wallet (i portfolio virtuali che le piattaforme mettono a disposizione degli acquirenti, ndr) non finissero solo le tue opere, ma anche una parte di te». Può essere che l’esplosione NFT sia un altro effetto collaterale della trasmigrazione di massa nel virtuale che ha segnato gli ultimi mesi e, trattandosi pur sempre di arte, può darsi che sulle cifre esorbitanti raggiunte ultimamente da memi (Nyan Cat), opere create da algoritmi (i CryptoPunk), o collage jpg (Beeple, venduto da Christie’s) si allunghi l’ombra della speculazione. Ma che l’NFT stia uscendo dalla sua nicchia è innegabile.

«Senza la comunità di veri appassionati che ci sta dietro», racconta l’artista Samy La Crapule, «la cryptoarte non avrebbe mai potuto avere successo. Spesso sono artisti che non si sentivano rispettati – o pagati – abbastanza nel proprio lavoro, e che nell’NFT hanno trovato una vera alternativa. L’era dell’artista solitario e individualista è finita. È arrivato il momento della condivisione».

«È l’egualitarismo di internet, no?», dice Jonathan Perkins, cofondatore di SuperRare, una piattaforma social per il cryptocollezionismo. «Prendi un mercato elitario ed esclusivo come quello dell’arte, e dai il con- trollo all’artista: scoppierà la rivoluzione». L’utilizzo del blockchain non solo crea, in teoria, un ambiente completamente trasparente ma, soprattutto, sopprime la mediazione. Lo spiega l’artista Sasha Katz: «Il vero miracolo è l’assenza di intermediari. Artista e collezionista interagiscono direttamente. E non solo: tra cryptoartisti è molto comune collezionarsi a vicenda, per supportarsi. Ricordo quanto ero preoccupata quando ho coniato il primo NFT, e quanto ha significato per me la prima vendita».

Parlando con i cryptoartisti si ha la percezione di una consapevolezza comune: l’ecosistema che hanno creato, e che li nutre, va curato e difeso, a tutti i costi. «Ormai esistono grant e fondi che finanziano i primi drop (per coniare un NFT va pagata una “tassa di conversione”, ndr), e il fatto che l’artista guadagni una percentuale perpetua su tutte le successive vendite della propria opera cambia in profondità le regole del gioco», spiega l’artista Blake Kathryn. «Le limitazioni geografiche diventano completamente obsolete. Il livello di partenza è molto più equo. C’è davvero una sensazione tangibile, se non di liberazione creativa, almeno di sollievo».

Se per molte cose il mondo NFT si differenzia da quello reale, un certo tipo di dinamiche però lo ricalcano. Come racconta Iris Nevins, fondatrice della media company Black NFT Art, che vuole amplificare le voci nere nel mondo crypto: «La nostra società è strutturata in modo tale che anche quando si presenta una nuova opportunità, i primi ad accedervi sono solitamente i maschi bianchi. E questo vale anche per i drop NFT. Per questo sto costruendo una piattaforma che non solo supporti i tantissimi artisti neri di talento, ma assicuri anche un senso di comfort, di comunità».

Nel 1996 John Perry Barlow aveva stilato la Dichiarazione di Indipendenza del Cyberspazio, che preannunciava la creazione di una nuova civiltà virtuale, senza corpi o confini, libera da ogni tirannia. Nel frattempo si è capito che anche le forme più nuove di liberazione hanno seguito uno schema antico, trasformandosi, spesso, nell’ennesima forma di sfruttamento. Vedremo come andrà stavolta. Magari la tecnologia NFT rivoluzionerà davvero il mondo dell’arte, rendendolo più trasparente, giusto, libero. La speranza c’è. E mal che vada, potremmo sempre scambiarci CryptoKitties. English Text: NFT Art Communities NFT are booming. But the most interesting things about them are, maybe, the communities that are flowering around them. Before fake news, mass surveillance, the dictatorship of likes and rampant profiling, the rhetoric about Web was all in a spirit of an almost bumptious optimism. Californian techno-utopians claimed the internet was going to lead us by the hand into a new, radically free world.

Now we know all this is far from the case. But if you explore the platforms of crypto art communities you immediately get a familiar, old vibe. It’s an echo of the enthusiasm and hopes once associated with the internet as such. Here they fixate, more prosaically, on one of its instruments: the NFT.

The “non-fungible token” is a technology capable of transforming jpgs, videos or even simple tweets into unique, verified, traceable digital entities. All this through the use of the blockchain, a non-modifiable chronological digital register in which each transaction, once inscribed, cannot be cancelled or altered.

The NFT is a sort of "digital certificate" that guarantees authenticity and records every change of ownership, making the works associated with it perfectly collectible - rather like a photographic print authenticated by the artist. The artworks we’re talking about, being digital, can still be viewed or downloaded on the web by anyone, but buying them means becoming the owner of an original,  authentic copy. It’s a world still in its infancy, with all the grey areas this entails, but we can try to find out about it from someone who already lives there.

"I got into the NFT world recently," explains artist Andre Oshea, "but the thing it most resembles is a tweet that says: ‘Maybe the real NFT was the friends we made along the way’.” The original meme, instead of NFT, contained the word "treasure", and it shows how a new generation of artists sees both the potential of non-fungible tokens and the community that has grown up around them. Oshea continues: “That’s a joke of course, yet the close ties with other artists and collectors is real. It’s as if not just your works but also a part of you end up in the wallets” (the virtual portfolios that platforms supply to collectors - ed.). 

The NFT explosion could be another side effect of the mass transmigration into the virtual of the last few months. And while still being art, the exorbitant sums recently paid for memes (Nyan Cat), works created by algorithms (the CryptoPunks), or jpg collages (Beeple, sold by Christie's) could well be a bubble driven by speculation. But that NFT is emerging from its niche is undeniable.

"Without a community of true enthusiasts behind it," says the artist Samy La Crapule, "crypto art could never have been successful. Often they’re artists who didn’t feel respected - or paid - enough in their work, and have found a real alternative in NFTs. The age of the artist as solitary individualist is over. The time for sharing has arrived.”

"It's the egalitarianism of the internet, isn't it?" says  Jonathan Perkins, co-founder of SuperRare, a social platform for crypto collecting. "Take an elitist and exclusive market like art, give the artist control and you’ve got a revolution.” The use of the blockchain not only creates, in theory, a completely transparent environment but, above all, it suppresses mediation. The artist Sasha Katz explains this point: "The real miracle is the absence of intermediaries. Artist and collector interact directly. And then it’s common for crypto artists to collect each other, they support each other. I remember how worried I was when I coined my first NFT, and how much that first sale meant to me.”

When you speak to crypto artists, you feel they share the same awareness. The ecosystem they have created and that nurtures them needs to be tended and defended at all costs. "Now there are grants and funds that finance the first drops (a ‘conversion fee’ has to be paid to mint an NFT - ed.), and the fact that the artist earns a perpetual percentage on all subsequent sales of their work profoundly alters the rules of the game,” explains artist Blake Kathryn. “Geographical restrictions become completely obsolete. It’s a more level playing field. There really is a tangible feeling, if not of creative liberation, then at least of relief.

While the NFT world differs in many ways from the real one, it does reproduce some of its distortions. Iris Nevins, founder of the media company Black NFT Art, points out one flaw. She wants to amplify black voices in the crypto world but, "Our society is structured in such a way that even when a new opportunity arises, the first to get into it are usually white males. And this applies to NFT drops like much else. That’s why I’m building a platform that not only supports the many talented black artists, but also ensures a feeling of comfort, of community.”

In 1996 John Perry Barlow drafted the Cyberspace Declaration of Independence, heralding the creation of a new virtual civilisation, without bodies or borders, free from all tyranny. Since then it has become clear that even the newest forms of liberation have followed ancient patterns, often turning into yet another form of exploitation. We'll see how it goes this time. Maybe NFT technology will really revolutionise the art world, making it more transparent, free and fair. There is hope. And however badly things turn out, we can always trade CryptoKitties.



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“One of the most important things to me right now is just working with great people who are kind and nice, and want to create beautiful imagery,” confesses Adwoa Aboah, speaking to Vogue Italia on her way home from set, having just been shot by Ghanaian artist and photographer James Barnor in London’s Piccadilly Circus for one of the covers of this issue.

“It’s family. It’s Ghanaian. I love it.” Aboah beams, “What makes it even better was just the fact that it was James, and it was the recreation of such an iconic photo that he shot such a long time ago, and with him being Ghanaian, and this being so important to him, and him being honoured with a retrospective at The Serpentine… for me that kind of collaboration is always the best. It feels so meaningful because it feels like you are a part of something that is not only important to you, but important to so many other people in a bigger form and way.” 

Almost six years since Tim Walker shot Aboah for the cover Vogue Italia, a lot has happened. The model-turned-activist’s platform, Gurls Talk, has taken Aboah from London to Accra and beyond, speaking to and empowering women through the prisms of race, identity and mental health (earning the platform almost half a million followers on Instagram alone). She also landed a role in the Hollywood adaptation of Ghost in the Shell, starring alongside Scarlett Johansson. “I love acting, that’s another aspiration of mine”. 

Today, Aboah is simply in pursuit of a life led by meaning: both creatively and philosophically. One of the looks in the accompanying shoot was designed and styled by LVMH prize finalist Kenneth Ize, someone who Aboah considers to be a close working friend.

(Continues)

Main image: this James Barnor photograph, taken in Piccadilly Circus, London, is a tribute to an identical 1967 shot by the photographer. Model Adwoa Aboah @ Dna. Coat, top and pants, Kenneth Ize Fall 2021. Kitten heels, Manolo Blahnik. Murano glass earring, Nita. Sittings editor Flora Huddart. Hair Jaz Lanyero. Make-up Celia Burton @ Jaq Management. Photo assistant Giulia Sartorelli. Digital tech Alys Morrison. On set Jackson Forsythe. Special thanks to: Hans Ulrich Obrist, Lizzie Carey-Thomas, Josef O’Connor.

Read the full article in the April issue of Vogue Italia, on newsstands from April 7th.


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“A lack of diversity in the beauty space can be disconcerting for people of color who do not see themselves represented by industry-defining cultural standards of what it means to be considered beautiful,” says Jaé Joseph, co-founder of The Black Apothecary Office (or BAO for short) – an incubator program for Black and latinx beauty entrepreneurs. 

According to a study conducted by Nielsen, the Black hair care industry is worth more than $2.5 billion alone, with the overall consumer spend of African Americans expected to exceed upwards of $1.5 trillion by the end of this year alone. The entire beauty industry is currently valued at $532 billion, with African Americans spending $127 million on grooming aids and $465 million on skincare, raising the question of who is profiting from the booming industry, and more importantly, who is making space and supporting aspiring Black entrepreneurs who are looking to enter the beauty industry.

Jaé Joseph, founder of The Black Apothecary Office (BAO). Photographer: Christian Cody. Stylist: Eric Ellison. Full look: Theo Philio.
Jaé Joseph, founder of The Black Apothecary Office (BAO). Photographer: Christian Cody. Stylist: Eric Ellison. Full look: Theo Philio.

“Beauty is dominated by heritage brands, and there are so many barriers to cross when it comes to representation, financing, distribution channels, and brand visibility,” says Joseph, who now counts over 100 brands cued up for BAO’s accelerator program, which is due to launch in June. “I am on a mission to reverse structural barriers to racial equity in these specific markets. We want to influence the consumer to not only ‘Buy Black’, but ‘Build Black’.”

Entering into a three-month program which consists of insight panels and weekly sessions centred on everything from branding and legal services to financial literacy, sales, marketing and networking – aspiring beauty entrepreneurs will then be allocated funding, in order to allow their business to take the next step. “Society is ready for a shift,” Joseph enthuses, “The black community is arguably the most influential audience. We don’t just set trends, we are arbiters of culture, whose influence and power transcends trends. The beauty and wellness industries have been inaccessible to Black and latinX entrepreneurs. Over the last few decades, we have consistently showcased our ability to influence the spending market through our financial contributions as consumers, but remain overlooked in our representation as business leaders across these industries.”

The largest corporate company to commit to supporting beauty entrepreneurs of colour is Sephora, who will be incubating 50 BIPOC women-owned brands this year as part of their ‘Accelerate’ program. “As a leading retailer, we feel a sense of responsibility to our clients to continue pursuing brands that are new, different, and inclusive,” says Priya Venkatesh, Sephora’s Senior Vice President of Merchandising, Skincare and Hair. “Our program offers a robust curriculum, mentorship, merchandising support, potential funding, and investor connections. The aim is to educate and build a pipeline of support that promotes the long-term success of these brands, and for the betterment of the industry at large. Upon completion, all participating brands will launch at Sephora.”

An image of The Black Apothecary Office (BAO), a business accelerator focusing on Black or latinX entrepreneurs in the beauty industry.
An image of The Black Apothecary Office (BAO), a business accelerator focusing on Black or latinX entrepreneurs in the beauty industry.
COURTESY OF BAO/JAÉ JOSEPH STUDIO.

On Juneteenth of 2019, 25 Black Women in Beauty (25BWB) was launched, out of “a need for great equity for Black women in beauty”, says co-founder Ella T. Gorgla. Functioning on a members-only basis—aspiring entrepreneurs can apply through their website—25BWB celebrates, elevates and advocates for Black women in the beauty industry by “placing you in what we call ‘intentional networking hubs’,” says Gorgla, “once you’re in the circle, we do our part to celebrate you across our platforms. The right connections are key and that’s a key part of our offering.” 

With funding plans in the pipeline, 25BWB utilizes the sheer power of networking in the industry. “For now, we do our part to communicate funding opportunities, and will be sharing a comprehensive resource directory available to members,” Gorgla adds, “We’ve presented members for funding opportunities to various investors and incubators. Our role in bringing Black Women in Beauty to the forefront of the fight for racial equity in corporate America is our greatest achievement.”  

The campaign of Glory Skincare, one of the brands launched with the contribution of 25 Black Women in Beauty (25BWB), the project created by Ella T. Gorgla, former executive director of Estée Lauder, supporting Black women-owned beauty start-ups.
The campaign of Glory Skincare, one of the brands launched with the contribution of 25 Black Women in Beauty (25BWB), the project created by Ella T. Gorgla, former executive director of Estée Lauder, supporting Black women-owned beauty start-ups.
BRIANNA LEE. YOU CAN FOLLOW 25BWB.ORG ON INSTAGRAM @25_BWB.

Aiming to make 25BWB “a catalyst for building generational wealth in the Black community”, Gorgla lists some of the biggest challenges for aspiring Black beauty brands as “Start-up capital, brand awareness and the right connections”. And for any corporate beauty brand looking for ways in which to support Black women in beauty, Gorgla says: “They can begin by leveraging their platforms to build awareness of Black woman-owned brands. From there, they can use existing resources, whether it’s creative, packaging design, product development, supply chain, etc. to help Black woman-owned brands tap into those resources. And finally, grants. Meaningful grants. It’s wonderful to see brands give $10,000 here and there, but entrepreneurs, Black or white, need more. Brands that have the capacity to give, must.”

Main photo: another image of The Black Apothecary Office (BAO).

Vogue Italia, n. 847, April 2021


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«Una delle cose che contano di più per me, in questo momento, è lavorare con grandi professionisti che siano anche persone oneste e abbiano come obiettivo quello di realizzare immagini di qualità», dice Adwoa Aboah mentre rincasa da Piccadilly Circus, il set londinese dove l’artista e fotografo ghanese James Barnor l’ha ritratta per una speciale copertina di questo numero (raccontiamo i dettagli del progetto qui).

«Anche mio padre è nato in Ghana, quindi mi sono sentita come in famiglia», dice sorridendo. «A rendere tutto ancor più emozionante è il fatto che ci fosse James all’obiettivo e che stessimo reinterpretando un suo scatto di tanto tempo fa divenuto ormai iconico. E poi sapere quanto lui tiene alle proprie origini e che la Serpentine Gallery gli abbia reso omaggio dedicandogli una retrospettiva. Questo è il genere di collaborazioni che preferisco. Dà un significato a quello che fai perché hai la sensazione di partecipare a qualcosa di importante non solo per te, ma anche per tanta altra gente, e sai che per loro conta ancora di più».

Sono trascorsi più di cinque anni da quando Tim Walker ha fotografato Aboah per la cover di Vogue Italia, e da allora sono successe tante cose. Gurls Talk, la piattaforma digitale creata dalla modella attivista, l’ha portata da Londra ad Accra e ancora più lontano per parlare con le donne e aiutarle a sentirsi più forti affrontando i temi dell’identità culturale e della salute mentale, un impegno che, solo su Instagram, ha fatto aumentare di quasi mezzo milione i follower. Aboah si è anche aggiudicata un ruolo, a fianco di Scarlett Johansson, nell’adattamento del cult dell’animazione giapponese Ghost in the Shell.

Oggi, è semplicemente alla ricerca di un modo per dare un significato alla sua vita, sia dal punto di vista creativo che della crescita personale. Uno dei look dello shooting è stato disegnato e curato nello styling da Kenneth Ize, designer finalista dell’LVMH Prize 2019, che Aboah considera un amico intimo e un partner nel lavoro.

(Continua)

English text at this link. 

In apertura: questa immagine di James Barnor, realizzata a Piccadilly Circus, Londra, è l’omaggio a un identico scatto eseguito dal fotografo nel 1967. Model Adwoa Aboah @ Dna. Cappotto, top e pantaloni, Kenneth Ize Fall 2021. Kitten heels, Manolo Blahnik. Orecchino in vetro di Murano, Nita. Sittings editor Flora Huddart. Hair Jaz Lanyero. Make-up Celia Burton @ Jaq Management. Photo assistant Giulia Sartorelli. Digital tech Alys Morrison. On set Jackson Forsythe. Special thanks to: Hans Ulrich Obrist, Lizzie Carey-Thomas, Josef O’Connor.

Leggete l'articolo integrale sul numero di aprile di Vogue Italia, in edicola dal 7 aprile


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Non vuole parlare né di draghi (ne è stata la Regina per 8 stagioni del Trono di Spade) né di malattia (è sopravvissuta a due aneurismi cerebrali nel 2011 e nel 2013). Molto assorta dal ruolo di ambassador Clinique, Emilia Clarke preferisce dilungarsi sul suo cult cosmetico preferito («Moisture Surge, l’idratante che tutti dovrebbero avere») e sull’ultimo fondotinta del brand (Even Better Clinical Serum Foundation, «ottimo perché non è solo trucco, è un trattamento di skincare»).

Nata a Londra nel 1986, Emilia Clarke ha studiato recitazione al Drama Centre London. Dopo piccole parti in show televisivi, nel 2011 debutta nel ruolo di Daenerys Targaryen nel “Trono di Spade”. La sua Regina dei draghi conquista il pubblico internazionale.
Nata a Londra nel 1986, Emilia Clarke ha studiato recitazione al Drama Centre London. Dopo piccole parti in show televisivi, nel 2011 debutta nel ruolo di Daenerys Targaryen nel “Trono di Spade”. La sua Regina dei draghi conquista il pubblico internazionale.

A proposito del fondotinta, sa che in Italia è stata lanciata una campagna molto inclusiva che puntava su diversità, colore della pelle, generi... Quanto pensa sia importante parlare di diversità nel beauty? Enormemente importante. Finalmente l’industria della bellezza si è accorta che il make-up deve provvedere a tutte le tonalità di pelle esistenti e lo skincare deve essere il più inclusivo possibile: tutti dovrebbero poter avere accesso a prodotti specifici per le loro esigenze. 

Che rapporto ha con il make-up: lo considera uno strumento per sperimentare, esprimersi, nascondersi? È tutti questi aspetti insieme, ed è una cosa che faccio ogni giorno e che amo. Ho rubato un po’ di tecniche dai professionisti e mi so truccare anche da sola. E cambio tutto a seconda dell’umore. Metto un rossetto anche solo per stare da sola a casa: mi dà energia. Quando esco, invece, adoro entrare nei negozi e provare prodotti nuovi testando i colori sul dorso della mano come farebbe un artista.

Una delle 42 tonalità di Even Better Clinical Serum Foundation. Con una formula che racchiude in sé quella di tre sieri, questo fondotinta è un vero soin di skincare che promette di idratare, rimpolpare e donare comfort.S21_ICON_EVEN_BETTER_CLINICAL_SERUM_FOUNDATION_VANILLA_CAP_ON_30ML_INTL_KY19_RGB_NO_REFL.tif
Una delle 42 tonalità di Even Better Clinical Serum Foundation. Con una formula che racchiude in sé quella di tre sieri, questo fondotinta è un vero soin di skincare che promette di idratare, rimpolpare e donare comfort.

E con lo skincare come si relaziona? Usa tanti prodotti, pochi, li alterna? Sono una pigra e questo è uno dei motivi per cui amo Even Better Clinical Serum Foundation: fa tutto e non c’è bisogno di applicare altro prima o dopo. Alla sera, però, mi dò al “double cleansing” (una pulizia del viso in due step, ndr) per togliere il make-up e le micropolveri. Poi, come ho già detto, sono una fan di Moisture Surge 100H che uso sia come idratante, sia come maschera viso o addirittura come trattamento per le mani. È un passe-partout.

In quali altri modi si prende cura di se stessa? Camminando. Con quello che sta succedendo nel mondo e per come abbiamo vissuto l’ultimo anno, non perdo occasione per uscire di casa e fare lunghe passeggiate. E mentre cammino adoro ascoltare dei podcast o degli audiolibri. È quasi un’ossessione. Sono una grande lettrice e quindi ho sempre un libro da leggere a casa e uno da ascoltare quando sono in giro. E poi mi piace imparare cose nuove, ascoltare interviste a personaggi che stimo o aggiornarmi sulle notizie.

(Continua)

Leggete l'intervista integrale sul numero di aprile di Vogue Italia, in edicola dal 7 aprile


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Lo shooting di Miranda Barnes per il numero di aprile di Vogue Italia s'intitola Alone Together. Dello styling si è occupato Carlos Nazario.

Ecco alcuni scatti tratti dal servizio.

Da sinistra. Abito lungo in chiffon di seta con dettagli di pizzo e slip dress di tulle ricamato con motivo GG. Abito di creponne con pettorina ricamata di paillettes. Tutto, Gucci.
Da sinistra. Abito lungo in chiffon di seta con dettagli di pizzo e slip dress di tulle ricamato con motivo GG. Abito di creponne con pettorina ricamata di paillettes. Tutto, Gucci.
Miranda BarnesTop di cady ricamato. Maglia a collo alto di tessuto tecnico a coste. Tutto, Miu Miu.
Top di cady ricamato. Maglia a collo alto di tessuto tecnico a coste. Tutto, Miu Miu.
Miranda BarnesPantaloni di lana e seersucker. Abito di satin e voile con coulisse. Tutto, Loewe. Ballerine di pelle, Reike Nen.
Pantaloni di lana e seersucker. Abito di satin e voile con coulisse. Tutto, Loewe. Ballerine di pelle, Reike Nen.
Miranda Barnes

Crediti moda:  Photography by Miranda Barnes Styling by Carlos Nazario Models: Selena Forrest, Binx Walton @ Next. Hair Mustafa @ Art + Commerce Make-up Susie Sobol @ Julian Watson Agency Set design Whitney Hellesen @ Webber On set Rosco Production

Sfogliate il servizio fotografico sul numero di aprile di Vogue Italia, in edicola dal 7 aprile

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Sulle donne pesa moltissimo l'aspettativa sociale che le vuole mamme entro una certa età. Si è per questo sviluppata una sorta di ossessione per il numero 35, considerato quello oltre il quale fare figli è ormai troppo tardi. La scienza ha dimostrato che non è così, perché compiere 35 anni non significa precipitare nel baratro dell'infertilità e mettere al mondo figli oltre questa soglia anagrafica non implica che si sarà delle cattive madri.Continua a leggere

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Sabato 10 aprile torna in prima serata l'appuntamento con Amici, il talent di Canale5 condotto da Maria De Filippi. Dopo l'abito nero della scorsa puntata, la conduttrice torna ai capisaldi: i pantaloni e il total black. Stavolta però in versione sofisticata e molto chic, con la tuta intera che esalta la silhouette.Continua a leggere

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Belén Rodriguez, dopo averlo a lungo tenuto nascosto, ha ufficializzato la notizia che circolava già da tempo: è incinta e di questo lei e il compagno Antonino Spinalbese sono entusiasti. Anche il piccolo Santiago non vede l'ora di conoscere la sorellina e infatti ha voluto dare il suo contributo nella scelta del nome. La bambina si chiamerà Luna Marie.Continua a leggere

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I funerali del principe Filippo avverranno entro dieci giorni e saranno probabilmente in forma privati. Ma anche nel giorno della scomparsa del principe, la curiosità degli utenti era tutta per la coppia più chiacchierata della royal family: Harry e Meghan. Sui social gli utenti scommettono sul loro rientro a Londra e su come verrà accolta Meghan dalla famiglia.Continua a leggere

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Dopo la pausa pasquale, "Canzone Segreta" è tornato a far compagnia al suo pubblico. Venerdì 9 aprile i telespettatori hanno visto le sorprese fatte agli ospiti della quarta puntata (tra cui Orietta Berti e Belen Rodriguez). La conduttrice Serena Rossi per l'occasione ha sfoggiato un look elegantissimo da vera principessa.Continua a leggere

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